Ascoltando Sayf.
È un fotografo che, sull’uscio, senza gridare, descrive il mondo che crolla, tra alluvioni e poveri patriottissimi. Il tutto, dentro una lunga strofa che, per armonia e linea melodica, richiamano, credo per mezzo di una citazione che colma i non detti, ma rimarcando la complessità dell’italianità, ‘Io non mi sento italiano’ di Gaber.
L’Italia è un paese compreso tra un mondiale del 2006 e le botte in piazza.
E Sayf, però, si tiene aggrappato ai margini della poesia, dell’amore che non può essere vissuto se non nella fretta della fame. Siamo tutti uguali, lavoratori e dentro al bar, soprattutto se, di notte, quando spegniamo la luce, ci domandiamo con chi vogliamo restare.
Bella la rima ipermetra vino rosso/ bossolo che restituisce, formalmente, oltre che attraverso il contenuto, la realtà priva di equilibri in cui tutti noi siamo costretti a vivere.
