alla Redazione di Repubblica

Gentile Redazione,

scrivo in merito all’articolo pubblicato il 24 aprile a firma di Viola Giannone.

Ho appreso della presenza, all’interno del pezzo, di un mio virgolettato tratto da un post pubblicato sulla mia pagina Facebook. Desidero precisare che quella frase non nasceva con intenti argomentativi né come presa di posizione strutturata, ma come intervento ironico, estemporaneo, inserito nel contesto di un post condiviso da Antonio Del Castello sui social.

Riportata in un articolo che affronta un tema complesso come quello dell’eventuale alleggerimento dell’obbligatorietà de I promessi sposi nel biennio, la citazione finisce inevitabilmente per apparire decontestualizzata, riduttiva e che riduce ad ridiculum il ragionamento così come il sottoscritto, perché non restituisce affatto la natura originaria della frase né, soprattutto, la profondità di un lavoro di riflessione che negli anni ho sviluppato attorno al romanzo di Alessandro Manzoni.

Da tempo, infatti, mi occupo dello studio e dell’insegnamento dei Promessi sposi, anche attraverso un approccio che intreccia letteratura e scienze sociali, interrogandomi proprio sull’efficacia e sulle modalità della sua proposta didattica nel biennio. In questo senso, il mio pensiero non può essere ridotto a una battuta ironica, nata peraltro in un contesto comunicativo completamente diverso.

Senza alcuna intenzione polemica, ritengo che, qualora si scelga di utilizzare contenuti tratti dai social, sarebbe auspicabile accompagnarli con un minimo di contestualizzazione o con una richiesta di chiarimento, così da evitare che una frase occasionale finisca per assumere un peso e un significato che non le appartengono.

Per completezza, segnalo una riflessione più ampia e articolata sul tema, disponibile qui:

Confidando nella vostra attenzione, porgo cordiali saluti.

Francesco Amoruso