Io non sono chissà che credente.
Cristiano non mi direi.
Però, a scuola, la bambina fa liberamente l’ora di religione, giacché credevo, ingenuamente, che a scuola – fa l’asilo – le insegnassero i valori della religione, la spiritualità, anche la storia di Gesù, per carità.
Però, mi è tornata a casa con l’abitudine di fare la preghiera prima dei pasti e prima di andare a dormire.
Per un fedele, sarà qualcosa di positivo. Io mi sono trovato spiazzato. È vero che ho dato il consenso ma non mi aspettavo le insegnassero un rituale che ha a che fare più con la catechesi che con una educazione.
Non ho sclerato. Sono stato titubante, è vero, ma ne abbiamo parlato con la bimba, la cosa la rende serena, per ora va bene. Vedremo dall’anno prossimo come andrà.
Ora, il senso di un decreto che priva la scuola dei suoi strumenti educativi, per mostrare, ovviamente in base al linguaggio comprensibile all’età dei discenti, la cui messa in pratica è di competenza di un educatore, che ha studiato e si è formato per trovare le strategie più idonee in base al contesto e alla platea, censurando alla primaria, chiedendo una una delega alle famiglie (alle scuole secondarie), è un ennesimo schiaffo al progresso, ai docenti, alla visione di una società che sappia volersi bene.
Il tutto per un’assurda teoria gender che non esiste e che è diventata una illusione ideologica per mettere il bavaglio a chi ha le competenze per insegnare l’amore, l’educazione sessuale, il rispetto dell’altro, capire come difendersi dalle violenze così come dalle malattie veneree.
Un ennesimo passo indietro.
